"Quello che nel mio ospedale viene fatto a Fogar o a Gava, all'arcivescovo oppure al cardinale è come se lo facessimo a Gesù Cristo. Fare della buona medicina è un modo di essere cristiano". Don Luigi Verzé . 73 anni, veronese, fondatore e presidente del S. Raffaele di Milano, non ama le luci della ribalta e le interviste. Ed è un peccato perché tra tanti milanesi che si vantano di rappresentare questa città, Don Verzé è uno dei pochi ad avere delle cose da dire. Dinamismo imprenditoriale e solidarietà sono, infatti il pane quotidiano di un uomo che ha realizzato un'impresa con pochi eguali nell'Italia della malasanità. Stimato e, allo stesso tempo, temuto, don Verzé viaggia di continuo. Per capire come funzionano gli ospedali degli altri e per organizzare nuove sortite. In Brasile, in India, in Algeria, dovunque sia possibile.
D. Sulla proprietà del S. Raffaele se ne sentono tante: Craxi azionista, Berlusconi consigliere. Cosa c'è di vero?
R. Niente. L'ospedale è della Monte Tabor, una fondazione no profit. Nel consiglio ci sono dirigenti dell'ospedale e professionisti-consulenti. Craxi per noi è un paziente, abbiamo curato qui il padre di Berlusconi che è un nostro vicino di casa, visto che dietro l'ospedale sorge Milano Due. Anzi per un momento noi e Berlusconi abbiamo avuto interessi contrapposti. La realizzazione di Milano Due ci ha tolto terreno per l'espansione a Sud, ma lui è andato dritto per la sua strada. E siamo stati costretti a chiedere la modifica del piano regolatore per crescere da un'altra parte.
D. E Cencelli? L'autore del manuale per la lottizzazione è nel consiglio del S. Raffaele?
R. Lo conosco da moltissimi anni, da quando era segretario dell'onorevole Sarti. Siamo amici ma di stare nel nostro consiglio non sarebbe neanche capace. Servono persone che amino l'opera S. Raffaele e che ad essa diano la vita. Non semplici amministratori, tanto meno politici.
D. Berlusconi però ha fatto dirottare gli aerei che da Linate passavano sull'ospedale..
R. Non è così. Berlusconi ha fatto modificare la rotta non per gli ammalati, ma per i suoi appartamenti di Milano Due. E noi ce ne siamo avvantaggiati.
D. Qualcuno l'avrà anche aiutata....
R. Ci sono stati uomini di banca che hanno capito cosa volevano fare, hanno recepito il messaggio e hanno rischiato con noi. Alla fine degli anni '60 una mano c'è l'ha data il direttore della Bnl di Milano, Fantuzzi. Poi la Cariplo. Roberto Mazzotta è un nostro ammiratore. Non ci fa elargizioni, ha visto i risultati e ci ha dato fiducia.
D. Come le sono riconoscenti i potenti che si curano qui? Fanno lobby per lei?
R. Non ci crederà ma ad essere riconoscenti sono più i poveri che i ricchi. Le potrei raccontare episodi da far rabbrividire, ma non sarebbe bello. Una cosa però le dico: operiamo tramite convenzione con la Regione e questi signori quando vengono da noi non pagano una lira, come gli altri pazienti. Altro che riconoscenza e lobby! A nessuno di loro viene in mente di fare donazioni. Se ho ricevuto qualche milione, mi è venuto da povera gente. Con un'eccezione.
D. Quale?
R. Don Giussani. Sarà che tra i poveri ci si capisce. E' stato curato da noi e poi ha manifestato la sua riconoscenza comprando delle macchine sanitarie. Al di la dell'episodio, devo dire che mi sento molto vicino a Don Giussani perché è un autentico santo del nostro tempo.
D. Si sente vicino anche a C.L.?
R. Ne sento parlare ma non è la mia partita. Rispetto le cose che fanno e so che è un prodotto di Don Giussani e quindi mi fido.
D. Perché in un Ospedale diretto da un religioso non ci sono suore?
R. Assistere i malati non è cosa da delegare solo a persone con una particolare consacrazione. Penso invece che ciascuno di noi, infermieri, medici, amministratori, sia chiamato a consacrare la vita alla persona che soffre. Perché noi nel malato vediamo Gesù Cristo. Senza dividerci tra laici e cattolici.
D. Nel '68 però l'ospedale è stato occupato.....
R. E' stata un'esperienza positiva. Vennero da me alcuni studenti di medicina preoccupati di dover essere sottoposti a obblighi di carattere religioso. Il rosario, andare a messa...Li rassicurai, il San Raffaele chiedeva loro di studiare e diventare bravi. Per me un medico bravo è di per sé cristiano. Dico di più è già un sacerdote. Del resto nella storia della medicina, da Asclepio in poi, tante volte medico e sacerdote coincidevano in una sola persona.
D. Parlare di sanità pubblica oggi non è facile. Stiamo pagando i guasti della medicina e piè di lista....
R. Cosa penso dello stato sociale? Dobbiamo chiarire innanzitutto che idea abbiamo dell'uomo del Duemila, cosa vogliamo costruire. Se la nostra civiltà ha grandi ambizioni non può rinunciare ad avere una grande medicina. L'assistenza gratuita non l'abbiamo inventata noi, esistono nella storia molti precedenti. Lo Stato deve garantire il meglio ma ciascuno deve concorrere per quanto può. Altra cosa è la gestione: troppi ospedali sono amministrati dalla politica. E da qui che nasce lo sfascio.
D. Sono compatibili i progetti con costi e risorse disponibili?
R. Costi, sempre costi. E' dall'uomo che nasce il denaro e non viceversa. Sono le idee che fanno i soldi. Voi siete ancorati a una terminologia vecchia, troppo anglosassone e poco italiana. Io rifiuto la contrapposizione tra Dio e denaro, perché il denaro è stato creato da Dio. A noi tocca operare una gerarchia dei valori e dare a Cesare il suo, non di più.
D. I cattolici, però in politica ne han combinate più di Carlo in Francia...
R. Io sono cattolico, non "un" cattolico. Prima d'ogni altra cosa bisogna fare
delle opere dimostrative del Vangelo. Padre Lombardi, il microfono di Dio, diceva che i confini della buona fede cattolica comprendono anche i buddisti. Dal canto mio credo negli uomini come in Dio. Sono a fianco del Dalai Lama che spero di incontrare nei prossimi giorni, ma sono a fianco anche di Fidel Castro che è un mio buon amico. Non ci crederà ma Cuba è un immenso parco scientifico e le conoscenze mediche farmacologiche che è in grado di produrre vanno sfruttate per il bene della gente di tutto il mondo.
D. L'80% del bilancio dell'ospedale dipende dalla convenzione con la Regione. Con il dissesto della finanza pubblica non diventa sempre più difficile negoziarla?
R. Lo so bene. Il S. Raffaele è nato come ospedale privato con l'idea, però di fare un pubblico servizio. Non possiamo far pagare ai pazienti, però offriamo loro assistenza, pulizia e strutture di primo livello. Qualcuno dovrà pure pagarle! Siamo stati i primi a usare la Tac e appena c'è una macchina nuova che può servire a salvare una vita facciamo i salti mortali per comprarla.
D. La vostra bestia nera è stato l'ex assessore Rivolta....
R. A quel tempo la Regione faceva una politica anti-privati. Una specie di massimalismo socializzante. Rivolta ci ha fatto patire, in seguito mi ha confidato di aver sbagliato ad osteggiarci. Adesso siamo amici.
D. Come fate ad avere i medici migliori? Li strappate agli altri a peso d'oro?
R. I nostri medici vengono pagati secondo il contratto nazionale. Per tenerli permettiamo loro di ricevere i pazienti a pagamento in ospedale, teniamo il registro appuntamenti facciamo la fatturazione e soprattutto non li costringiamo a correre da un punto all'altro della città. Tutto ciò è un grande incentivo. E poi non c'è bisogno di strappare niente a nessuno, sono i migliori che vogliono venir qui. C'è l'Università, si lavora bene e ci si aggiorna.
D. L'Università è un progetto a cui tiene particolarmente?
R. Dal 1972 a S. Raffaele si tengono i corsi di medicina della Statale, ma voglio creare una università di nuova concezione. Ai medici va data una formazione globale e la medicina senza l'apporto delle scienze umane è poca cosa. Comunque di progetti ne ho diversi, anche nel campo dell'etica degli affari. Stiamo creando un'associazione amici del S. Raffaele che farà delle iniziative. E conto molto sull'entusiasmo di Leonardo Mondadori.
D. Che idea si è fatto di Tangentopoli?
R. In ogni campo si deve pensare ai bisogni della gente. Se la magistratura collabora a dare onestà sia benedetta. Sbaglia però quella giustizia che non è anche misericordia e carità cristiana. Ci vuole il rispetto per la persona. Il Vangelo non a caso dice: scagli la prima pietra chi è senza peccato.
D. Craxi è suo amico?
R. E' un bravo politico e ne ho stima. E' un uomo di volontà, un milanese di contenuto. Avrà fatto i suoi errori, ma per noi Craxi è prima di tutto un paziente.
D. E i rapporti con il Cardinale Martini come sono?
R. Ottimi. Non posso che condividere quello che fa, lo fa per amore. E' una persona corretta e rispettosa.
IL MONTE TABOR VALE 360 MILIARDI
"Fu il Cardinale Schuster a volermi a Milano per costruire un ospedale che lui definì "per i borghesi", che somigliasse come qualità dell'assistenza alle cliniche private ma aperto a tutti. Secondo bisogno e non secondo il portafoglio". E' cominciata così e con l'aiuto della famiglia Bassetti (10 milioni) e del Conte Bonzi la storia imprenditoriale di Don Verzé e del S. Raffaele, ospedale-centauro, metà pubblico metà privato. Assai lontano, però, per concezione e metodi dalle cliniche di lusso gestite da preti e riservate ai ricchi.
Il controllo del S. Raffaele (Refa-El in ebraico vuol dire medicina di Dio) è in mano alla Fondazione Centro San Romanello del Monte Tabor, presieduta da Don Verzè e con sede a Illasi di Verona, borgo natale del Sacerdote. Vicepresidente è un imprenditore veneto Mario Cal, mentre in consiglio ci sono tre donne dirigenti dell'ospedale, Raffaella Voltolini, Liliana Villa e Gianna Zoppei, il direttore sanitario Enrico Plan e Monsignor Tiziano Bonomi della diocesi di Verona. Tra i revisori due ex dirigenti della farmaceutica Schering, Francesco Cuomo e Bernardino Sala più Alessandro Migliavacca. Il fatturato '92 sarà di 359 miliardi, coperto all'80% dalla convenzione con la Regione Lombardia, per il 15% dalle prestazioni ambulatoriali pagate dalle Usl e al 5% dai finanziamenti per la ricerca. Nel '93 le cifre cambieranno grazie al Dibit (dipartimento biologico e tecnologico), alloggiato nel nuovo parco scientifico biomedico del S. Raffaele. Nel parco, oltre alla ricerca pubblica ci sarà posto per quella privata (Roche e Bayer per cominciare) e per un incubatore di nuove imprese. Il progetto ha obiettivi ambiziosi che possono essere sintetizzati in due numeri: 600 mila metri quadri, circa 5 mila operatori nel giro di cinque anni e un bilancio annuale di 600 miliardi. Oltre a Milano (1.200 posti letto) il S. Raffaele è presente o sta approntando strutture ospedaliere a Roma (500 posti) e Olbia, in Brasile a Bahia (500 posti), a Malta, in India, Cile, Filippine, Polonia e Algeria. Per finire, una curiosità: mentre in tutte le cliniche, in sala operatoria si usano camici verdi, al S. Raffaele è di rigore l'azzurro. Come negli States.