Santissima sanità

"Energia dell'anima", si legge sui manifesti affissi nel parcheggio dell'ospedale. "Tutto è possibile a chi crede", sta scolpito sul muro dell'atrio. Involontario duetto di Nicola Trussardi, stilista e, Don Luigi Maria Verzè, prete. Il primo reclamizza un profumo. Il secondo proclama una dottrina. A parte un amico dal cognome scomodo, Craxi, i due personaggi non hanno nulla in comune. Ma il caso vuole che entrambi gli slogan mistici spieghino questo miracolo chiamato San Raffaele. Soltanto l'energia dell'anima e la forza sovrumana della fede potevano trasformare 10.500 lire in una multinazionale della salute con  quattromila dipendenti, 359 miliardi di fatturato, due ospedali già funzionanti e altri otto in costruzione in mezzo mondo, istituti di ricerca, centri didattici. Le diecimila lire Don Verzè le ha spese tanti anni fa. La banconota da 500, invece, la conserva ancora, incorniciata. La prima offerta. Gliela mise in tasca una malata del Cottolengo di Torino, ed era tutto ciò che aveva.

"Sua Sanità" è affezionato ai ricordi. Sulla scrivania tiene un imponente crocifisso d'argento, dono del Cardinale Ildelfonso Schuster. Don Verzè mostra una foto ingiallita incollata sotto il basamento: si vede il porporato nell'atto di porgere quello stesso crocifisso a Vittorio Emanuele III sulla soglia del Duomo. L'altro crocifisso, quello che la maggioranza dei dipendenti del San Raffaele ostenta, si chiama  "sigillino". Don Verzè lo porta all'occhiello della giacca. E' una sua creazione. Raffigura il serpente, simbolo della medicina pagana, avviluppato alla croce. L'ardito abbraccio fra Asclepio e Gesù vede il figlio di Apollo asservito al figlio di Dio. L'Ortodossia è salva.

Quando esce dall'ufficio, il presidente  attraversa il parco dell'ospedale ed è già a casa. Una tipica cascina lombarda ristrutturata. Accanto agli animali da cortile, c'è un piccolo zoo di esemplari esotici. Ha ricostruito l'atmosfera agreste che respirava da piccolo a Illasi, il paese collinare in provincia di Verona dov'è nato 73 anni fa. Il padre, Emilio, era latifondista. La madre, Lucilla Bozzi, una nobildonna di origini mantovane. Ebbero sei figli. Il giovane Luigi Maria fu mandato a studiare a Milano.  Si laureò in filosofia alla Cattolica e divenne sacerdote. Spesso la Domenica tiene compagnia a Don Verzè l'imprenditore Mario Cal, vicepresidente del San Raffaele, anch'egli veneto. Giocano a briscola. Ma il reverendo la prende troppo sul serio e s'arrabbia se non vince. Dev'essere un problema genetico.

D..   Don Verzè davvero la sfida cominciò con diecimila lire?
R..  Certo. Ricordo la data: 12 ottobre 1950. Don Giovanni Calabria, un sacerdote veronese che Papa Wojtyla ha proclamato beato, mi congedò con queste parole: "A Milano nascerà una grande opera che farà parlare di sé l'Europa intera. Và,  è il Signore che ti manda". Io uscii dalla stanza. Un attimo dopo mi richiamò, estrasse di tasca diecimila lire e mi disse: "Prendile, perché non voglio che tu domani possa dire che tuo padre ti ha mandato a Milano senza un soldo".

  D. Così lei bussò alla porta del sindaco, il tisiologo Virgilio Ferrari. Il primo medico e  il primo socialista di una lunga avventura tra sanità e politica.
  R. Ferrari mise a disposizione un terreno in Via San Romanello. Nacque la Fondazione Centro San Romanello del Monte Tabor. Il Tabor è il monte della trasfigurazione di Cristo. Il sogno della mia vita era di trasfigurare la medicina.
Purtroppo intervenne Pietro Bucalossi, chirurgo destinato a diventare a sua volta sindaco e poi ministro. Il primo  nemico. "La delibera che concede il suolo a don Verzè non la devi far passare", intimò a Ferrari. Il quale non poté  fare a meno  di chiedere il motivo di tanta ostilità. "Se quel prete riuscisse a realizzare l'ospedale che mi ha descritto", si giustificò Bucalossi, "tutti gli altri nostri istituti verrebbero declassati". In questo fu profeta. Diabolico profeta.

  D. Ma allora l'area dov'è sorto il San Raffaele da chi l'ha avuta? I maligni sostengono che c'è di mezzo Berlusconi e la sua Milano 2 con cui confinate.
  R. Fantasie. Sono più o meno 25 mila metri quadrati che appartenevano al conte Bonzi. I dieci milioni per il preliminare me li prestò la contessa Bassetti e non li volle più di ritorno. Berlusconi semmai ci ha tolto spazio per la nostra espansione verso sud. Il che non ci ha impedito di arrivare a 600mila metri quadrati, allargandoci in un'altra direzione.

  D. Allora è vero che Berlusconi è uno dei vostri azionisti?
  R. Ma quando mai! Tutte voci nate dopo che abbiamo curato suo padre. Hanno persino scritto che ci ha fatto togliere il corridoio aereo da sopra la testa. La verità è che Berlusconi ha ottenuto lo spostamento della rotta dei veivoli  che decollano da Linate perché disturbavano gli abitanti di Milano 2. Anche i nostri pazienti ne hanno beneficiato, chiaro.

  D. E dei processi per abusi edilizi che cosa mi dice?
  R. Noi rispondiamo di una licenza, concessa dal comune di Segrate, che autorizza la costruzione di un Ospedale. Non precisa: uno, due, tre o dieci corpi di fabbrica. Il magistrato ha sentenziato, di conseguenza, che ciò che occorre per far funzionare un nosocomio può essere costruito. Per ogni mattone possiamo  esibire a chiunque una specifica concessione edilizia. Abbiamo 1.216 letti, con un indice di occupazione del 98,8% tutti convenzionati con le Usl, in camere per due o tre persone, con aria condizionata e tv, comfort che il servizio Sanitario nazionale non è mai riuscito ad assicurare ai cittadini. I ricoverati non pagano un soldo. Siamo polo universitario della Statale di Milano, istituto di ricerca riconosciuto dalla Cee, ente privato no profit. Ogni lira che ricaviamo viene reinvestita qui. Allora voglio porre io una domanda a chi mi accusa di speculazioni edilizie: essere un'istituzione pubblica è un fatto di etichetta o di sostanza?

  D. Eppure vi dipingono come l'ospedale dei potenti, dove vengono a farsi curare Bettino Craxi e Antonio Gava.
  R. Qualcuno ci tiene a far sapere d'essere stato qui. Significa che si è trovato bene. Per noi si tratta soltanto di mettere in pratica il mandato di Nostro Signore: andate, insegnate e guarite. Io rimprovero a me stesso e al Cristianesimo di aver badato ai primi due comandamenti e dimenticato talvolta il terzo.

  D. Vabbè, ma lei ammette o no d'essere in rapporti idilliaci con Bettino Craxi?
  R. Io lo ammiro, Craxi. E' un uomo deciso, con le idee chiare. Quando ha governato, ha fatto progredire il nostro Paese. Ha commesso degli errori. Ma sono errori che hanno compiuto in tanti.

  D. Lui, più di altri, pare.
  R. Questo lasciamolo stabilire ai giudici. Direi che la colpa del sistema, prim'ancora che dei singoli. Comunque il cristiano non deve dimenticare che la misericordia viene prima della giustizia. Lo scriva.

  D. Perché i baroni universitari, gli Zanussi, i Maccacaro, i Malan, le hanno sempre fatto la guerra?
  R. Temevano che l'università laica fosse introdotta in un ambiente permeato di costrizioni fideistico-cattoliche. A loro ho detto ciò che ripeto sempre ai miei studenti: non mi interessa che recitiate tutte le sere il rosario, ma che diventiate bravi medici; perché  se sarete uomini onesti e bravi medici, sarete "naturalmente cristiani". Lo scriveva Tertulliano.

  D. Lei un giorno ha detto:" Rifiuto la contrapposizione tra Dio e denaro, perché il denaro è stato creato da Dio". Ma non era lo sterco del diavolo?
  R . Io non ritengo giusto coltivare la povertà per la povertà. Preferisco piuttosto coltivare la ricchezza  per trarre fuori i poveri dalla loro miseria. L'intelligenza rappresenta la prima  divina provvidenza. Basta saperla usare e il denaro viene poi da sé. Di qui è nata nel tempo la leggenda del prete-manager.

  D. Lei compila il modello 740?
  R. No, sono nullatenente.

  D. Eppure maneggia miliardi. Si può sapere dove li trova?
  R. Me li portano. Ci sono banche, come Cariplo, Mediocredito Lombardo, Banco San Paolo che ci garantiscono finanziamenti senza limiti.

  D. E bastano per far quadrare i bilanci? 
  R. No, ovvio. Teniamo d'occhio anche le spese. Siamo stati i primi, e forse i soli, ad aver affidato il controllo di gestione ai primari. Per ogni divisione si stabilisce un budget all'inizio dell'anno. Di semestre in semestre c'è una verifica dell'aumento dei costi. Inoltre tutti i servizi sono appaltati. Prenda le pulizie. Se ne occupa un'impresa esterna. A fine mese ciascuna caposala compila la pagella. Alla terza insufficienza scatta una penalità. Alla quarta la ditta perde la commessa. Vuole un altro esempio? Noi non siamo proprietari di camici e biancheria. Il noleggio delle lenzuola ci costa appena tremila lire al mese per posto letto. Negli altri ospedali la spesa è fino a otto volte superiore. Lo so, perché l'abbiamo avuta anche noi la lavanderia.

  D. "Don Verzè,  un prete atipico che viaggia su auto di lusso dotate di radiotelefono, che non veste la tonaca, che si attornia di segretaria di gradevole aspetto". Si riconosce in questo ritrattino al curaro che un settimanale le ha dedicato?
  R. Devo proprio rispondere? Lasci che la gente si diverta un po'. Io sono soltanto un grande scontento, dominato dall'affanno di fare le cose sempre più perfette. Mi sento un magatello, come dicono a Milano. Una trottola, un giocattolo nelle amni di Dio. Quando mi chiamano "presidente",  mi viene da ridere. Il presidente è un Altro.

  D. Una volta s'è definito anche "un sessantottino  in agitazione permanente".
Un prete sessantottino. Strano.
  R.  I sessantottini volevano un mondo diverso e le loro aspirazioni erano più che giuste. Anche se talvolta propugnate in modo sbagliato.

  D. Ecco spiegato perché va tanto d'accordo con Fidel Castro.
  R. Siamo buoni amici. Cuba è un immenso parco scientifico, una piattaforma qualificatissima di ricerca biomedica.

  D. Sul suo conto, Don Verzè, se ne sentono tante. Per esempio si racconta  che è stato il crocifisso, in sogno, ad ordinarle di costruire ospedali.
  R. La storia è diversa. Nel 1961 giravo in Italia in cerca di un luogo dove aprire un istituto di formazione per il nostro personale. Pernottando  a Trento, sognai un crocifisso del 1300 custodito nel santuario di San Felice sul Monte Caro, a Illasi, il paese dove sono nato. L'indomani, dissi ai miei  compagni di viaggio: "Né Trento, né Lucca, né altre città. Si va a Illasi". E lì, sul monte Caro, poco tempo dopo cominciammo i lavori. Un giorno arrivarono in cantiere i geometri militari. "Padre, come si chiama questa collina?", mi chiesero. Mi venne spontaneo rispondere di getto: "Monte Tabor". Così il toponimo della Palestina è rimasto per sempre sulle carte geografiche e nei nostri atti costitutivi.

  D. La fede che smuove le montagne... Adesso i bene informati sostengono che lei ha in serbo un altro exploit sorprendente: un'università tutta sua.
  R. Padre Agostino Gemelli, fondatore e rettore della Cattolica, già negli anni Cinquanta  voleva che facessimo insieme la facoltà di medicina a Milano. Io dettai un'unica condizione : che non si chiamasse "cattolica". Lui avrebbe anche accettato . Ma Pio XII pretese che l'iniziativa nascesse a Roma.
Oggi credo che i tempi siano maturi per un ateneo della vita e della salute fondato su un nuovo umanesimo integrale.

  D. Si, ma le serviranno altri miliardi. Tanti miliardi.
  R. Per la salute gli uomini sono disposti a spendere tutto. L'importante è dimostrare con i fatti che le promesse vengono mantenute. Sono gli istituti di credito che ti vengono a cercare.
  D. Sono in molti ad avere una fiducia illimitata in Don Verzè.
  R. No. Questo è l'errore. Credono nell'idea. Che non è mia, gliel'ho detto. E' del Presidente.