Vi Curo come Dio vuole

Prima, c'era una risaia brulicante di rane. E ora c'è uno dei migliori istituti scientifici d'Europa, il San Raffaele, che compie 25 anni. Oppure: prima c'era solo un ospedale vicino a Milano, e ora ci sono altri ospedali simili a Malta, in Cile, in Polonia, in Brasile; e presto a Cuba o in Cina, tutti nati da un'unica radice. Può essere raccontata così, la storia dei primi 75 anni di vita di Luigi Maria Verzè: alla maniera di una favola. Ne ha la trama, piena di peripezie e di colpi di scena. Però, a seconda di chi la racconti o la legga, questa favola, il protagonista appare di volta in volta come Biancaneve o come la strega, come un eroico visionario o come un maneggione. In ogni caso, uno non facile da spiegare; che studia le architetture accurate del business plan, ma nello stesso tempo, e con la stessa confidenza, parla degli angeli nel cui nome ritrova una sillaba. El, comune al nome del San Raffaele: Refa-El, in aramaico "Dio, colui che guarisce".
E' un uomo che ha suscitato insieme grandi amori e avversioni. Per avvertire i primi, basta un giro nelle corsie del San Raffaele, fra i 3 mila dipendenti e i 1.200 malati.
Quanto alle avversioni suscitate all'esterno, non basterebbe un'intera rassegna stampa per darne un'idea. Per alcuni manager, pubblici e privati, Luigi Verzé è solo un prete  che vuol far troppo. Per alcuni preti è un manager che si crede sacerdote. Ma lui come si definisce?
"Accetto entrambe le definizioni" risponde " ma insieme: io sono un prete-manager. Tanti anni fa rifiutavo quell'epiteto.  Oggi dico che non potrei essere prete vero se non fossi manager. E viceversa. Perché un manager è uno che crea, soprattutto per gli altri. Il più grande manager non è forse Dio, creatore del cielo e della terra? Ecco, nella mia modestia di uomo penso di avere il senso dell'impresa: ma sono un sacerdote.

  D. Che però siede nei consigli di amministrazione e ha a che fare ogni giorno con il denaro. Molti la criticano: ha ancora tempo per leggere il breviario?
  R. Si, credo di non aver mai mancato, per un solo giorno, ai miei doveri di sacerdote. Comunque io mi sento prete  dell'alleanza tra gli uomini, di tutte le cose. Anche del denaro e delle imprese: perché, anche loro, sono stati creati da Dio. Non c'è antitesi  tra Dio e il denaro. Purché quest'ultimo, naturalmente sia usato al servizio dell'uomo, l'uomo nella sua integralità. Io ci credo molto: tanto che ho appena scritto, per le edizioni Paoline, un libro che si intitola proprio Il carisma del denaro.

  D. Ma per lei, personalmente, che cosa è il denaro?
  R. Potrei dire che è uno strumento, non un  fine. Ma sarebbe troppo facile. Rispondo, allora, che per me  il denaro è niente.  Non costituisce un problema. Del resto, anche l'ossigeno non è un problema: lo diventa  solo se lo inquinano. Tutto sta nel trattare  i soldi in maniera dovuta. Nell'esserne padroni e non succubi. Il denaro è, si, sterco, ma è importante per cominciare. E le scelte etiche sono nella coscienza di chi, avendolo, è libero di porlo sottoterra, di usarlo a fini illeciti, o di investirlo in benessere collettivo.

  D. Trentacinque anni fa, l'allora cardinale Montini le disse seccamente: "Lei vuol fare i soldi!". Che cosa risponderebbe  oggi a quell'accusa?
  R. Forse il cardinale Montini  non direbbe più quelle parole. Comunque  risponderei che noi del San Raffaele, i soldi, non li abbiamo fatti. Li abbiamo adoperati, il che è un'altra cosa.

  D. Come è stato possibile dare inizio a tutto questo?
  R. Non abbiamo mai avuto lasciti o finanziamenti occulti. Solo prestiti e regali, come i 25 mila metri quadrati di terra avuti dal Bonzi nel 1960, senza pagamento. Il resto è venuto dalle banche.

  D. Appunto: si dice anche che abbiate ricevuto troppi favori dalle banche...
  R. E' diverso: noi abbiamo convinto le banche ad intrecciare  i loro interessi concreti con i nostri interessi ideali.

  D. Ma non sta scritto che gli ultimi saranno i primi?
  R. Si, certo. Conosco Madre Teresa. Ci stimiamo. Ma la sua non è  la mia via. Come non lo è quella del Cottolengo. Ho sempre escluso l'elemosinare: mi sembra di caricare  su gli altri la  responsabilità delle proprie idee ed entusiasmi. Non disprezzo queste forme di carità, ma voglio fare qualcosa di diverso: offrire agli altri il meglio, la carità non a valle ma a monte.

  D. La accusano di essere stato troppo vicino a Bettino Craxi.
  R. Al di là dei suoi problemi giudiziari, sono ancora suo amico. Anzi, molto più  amico: perché lui, che era fiero come un leone, ora soffre e ha bisogno di essere curato; e comincia a capire di più  cosa significa essere umani.

  D. Altra accusa rivolta al san Raffaele: gli abusi edilizi.
  R. Eh, lo so, sento spesso dire: il San Raffaele si è sviluppato troppo. Ma perché? E per chi si sarebbe  sviluppato troppo? Non è una proprietà  privata di don Verzé, è un servizio. Abbiamo fatto un abuso edilizio quando la Regione ci imponeva di realizzare il pronto soccorso e il Comune  continuava a negarci la licenza. Finimmo i lavori prima che arrivasse la licenza. Scattò il condono. E in appello, il giudice disse: nessun reato, la salute dei cittadini è un valore prioritario. Ora siamo di nuovo  in ballo per il reparto di accettazione. Siamo al giudizio  di appello, ma si perde tempo. Ovvero, ci perdono i cittadini. La nostra giustizia è così lenta...

  D. A proposito di giustizia: che cosa pensa delle polemiche sui magistrati?
  R. La mia è solo l'opinione di un cittadino, di un cristiano. Vedo tutto questo marasma con molta sofferenza. Penso che quella di certi magistrati , oggi non sia giustizia ma giustizialismo, arroganza, interesse privato. Credo che la giustizia senza misericordia e senza rispetto per l'altro sia depravazione. E purtroppo ci sono delle vittime. Desidererei che mi arrestassero, per solidarietà con loro. E il mio scandalo è che tanta parte della Chiesa non prenda posizione, in nome del Vangelo.

  D. Torniamo al San Raffaele e ai suoi 25 anni di vita. Quale fu la molla iniziale?
  R. All'inizio mi rivolsi una domanda, quella dei Salmi: quid est homo, che cosa è l'uomo? L'uomo nella sua integralità: non solo il corpo o la mente, o soltanto l'anima. Tutto l'uomo, vivo, sano. E' lui che dobbiamo cercare. Perché abbiamo aperto la facoltà universitaria di psicologia: perché l'uomo ha bisogno di piegarsi su se stesso, individuare se stesso.

  D. Non è un concetto troppo idealistico?
  R. Forse. Ma se uno cerca davvero l'uomo, certe distinzioni non hanno più significato: che senso ha distinguere fra pubblico o privato? E fra laico e cattolico? E fra medico e sacerdote? Per me tutto è laico, non ho mai capito la differenza. E' ammalato non è né pubblico né privato: è un uomo. Ogni sacerdote ha udito da Cristo: andate, insegnate, guarite. Guarite, capito? E quanto al medico, Tertulliano dice  che è naturalmente sacerdote, cioè la medicina è un'arte sacra . Rafa-El appunto: la medicina di Dio. Cioè la medicina fatta al più alto livello. Per tutti. Non solo per i signori. A questo abbiamo sempre puntato.

  D. Inventando un sistema misto privato-pubblico che oggi lei propone come modello per la sanità italiana.
  R. Sì. E farà risparmiare  almeno il 15 per cento, secondo i nostri calcoli.

  D. Il San Raffaele pratica le tariffe nazionali uguali per tutti, a parte il reparto solventi. E ha convenzioni con quasi tutte le mutue. E' un ospedale privato, che però trae buona parte del suo fatturato dalla sanità pubblica: una rarità. Come può questo modello funzionare ovunque?
  R. Il nostro compito è dare un esempio. Lo so, certi protestano dicendo che si sottraggono  risorse alla sanità pubblica per darle al San Raffaele. E' falso. Il San Raffaele costa allo Stato molto meno di analoghi ospedali pubblici.  Anche perché lo Stato non ci da nulla  per gli investimenti, i costi finanziari, le spese per le nuove macchine, i ricercatori internazionali e così via. Che ci siano oppure no i mezzi, io vado avanti, la Provvidenza verrà: nella mia vita ho sempre fatto così.

  D. Anche nelle iniziative all'estero?
  R. Sì. Ho appena inaugurato un San Raffaele a New Delhi. Mi preme molto l'India, perché nel duemila avrà molti più malati di aids che il resto del mondo. Poi c'è Israele, che invece mi preme per ragioni di cultura e di fede.

  D. E Cuba?
  R. Altra grande sfida. Abbiamo costituito una fondazione italo-cubana a livello governativo. E un giorno, faremo un San Raffaele all'Avana in cui lavoreranno loro, i cubani.

  D. E' stato difficile convincere Castro?
  R. No. Lui vede la medicina coma la vedo io. Siamo molto amici. Mi vuol bene, e anch'io gliene voglio. Ecco, io credo di sapere amare. E penso che questa sia una dote. Quando lei ama, lo sente. E anche gli altri lo sentono.
 
  D. Quale peccato assolverebbe più facilmente il Luigi Verzé sacerdote?
  R. Quello di cui uno si sente più colpevole. Comunque, mi creda, l'unico vero peccato è non amare il prossimo.