"La sanità pubblica è sempre favorita"

Dopo tre anni di silenzio don Luigi Verzè, il prete manager che guida il San Raffaele, esce allo scoperto. In questa intervista parla della riforma della sanità, della concorrenza tra ospedali  pubblici e privati e della terribile tragedia del Galeazzi. E' un'intervista a 360 gradi sulla sanità lombarda vista da uno dei personaggi che, più di altri, hanno influenzato la politica assistenziale nella nostra regione.
D. Che cosa farebbe il san Raffaele se la Regione decidesse "sconvenzionarlo ?"
R. E' una domanda teoricamente azzardata alla quale, per altro, dò una risposta precisa. Se la Regione potesse "sconvezionare" il San Raffaele, io che ne sono il fondatore, lo chiuderei ipso facto. Ovviamente la Regione, sempre che legittimamente potesse farlo, dovrebbe assumersi la responsabilità dei 3.500 operatori raffaelliani, degli oltre 60 mila pazienti annualmente ricoverati, delle migliaia di richieste da tutta Italia. Ma, soprattutto, dovrebbe assumersi la responsabilità del patrimonio di motivazioni che hanno portato migliaia di professionisti ad aderire ai programmi della Fondazione San Raffaele e a dare di conseguenza al nostro Paese un impulso di modernità culturale e scientifica riconosciuto da tutto il mondo. Devo anche richiamarle che il San Raffaele è nato come idea nel 1958 proprio per contrastare la discriminazione di trattamento tra i ricchi e poveri fino ad allora vigente, con ospedali pubblici tipo lazzaretto per i poveri e case di cura private, gestite anche da religiosi, per ricchi. L'allora cardinale Montini benedisse il mio programma rivoluzionario per una parità di trattamento ad altissimo livello per tutti, ricchi e poveri e mi pronunciò quella famosa frase: Quanto alle cliniche dei religiosi, è un peccato che la Chiesa dovrà pagare.

D. Dopo la tragedia del Galeazzi, la credibilità della sanità privata convezionata è in forte calo. I privati sono accusati di voler fare solo del business. Don Verzè, quale è il suo parere?
R. La tragedia del Galeazzi non fa testo sulla credibilità della sanità privata. Le disgrazie succedono ovunque. E sono sempre da tutti deprecabili tanto nelle strutture private come nelle pubbliche. Per quanto riguarda il business, va distinto tra privato e privato. Il San Raffaele è una Fondazione senza scopo di lucro. Non dobbiamo retribuire alcun socio. Ogni eventuale utile, per statuto, deve essere reinvestito in materiali, in attrezzature, risorse umane e ricerca. Nel San Raffaele funzionano in pieno anche reparti economicamente sconvenienti: pronto soccorso, terapie intensive, unità per il trapianto di midollo, il reparto Aids. A tutto ciò va aggiunto il complesso onerosissimo della ricerca clinica e di base senza il quale l'ospedale non può chiamarsi moderno.

D. Senza i rimborsi delle prestazioni, garantiti dalla Regione, i privati non riuscirebbero a sopravvivere. Sono quindi dei "finti privati". E' d'accordo ?
R. Alla luce di quanto le ho detto, giudichi lei se il San Raffaele è un privato finto.

 

D. Nella riforma della sanità voluta da Formigoni si parla di libera concorrenza tra il pubblico e privato. Ma gli ospedali pubblici sono obbligati a fare concorsi per il personale e farraginose gare d'acquisto. I privati no. No trova che a queste condizioni la concorrenza non sia equa?
R. Secondo la mia opinione, Formigoni ha avuto il coraggio e la libertà di applicare nella sanità criteri da Paese libero. Nessuno tra i privati vuole sopravanzare gli ospedali pubblici che hanno sofferto finora di vincoli burocratici assurdi, ma per i quali ora esiste la fierezza di sentirsi finalmente azienda autonoma. Sul piano economico, però la concorrenza tra pubblico e privato è impari a favore del pubblico che gode tuttora di pubblici investimenti. La Regione Lombardia erogherà, nel 1997, solo alla strutture pubbliche circa 2400 miliardi, mentre nei confronti dei privati la Regione stessa non è tenera. Per esempio, il San Raffaele sta aspettando ancora parte dei pagamenti per le prestazioni rese nel 1995.

D. Secondo il Ministro della Sanità Rosy Bindi, la Regione sta "svendendo" la sanità ai privati, lasciando al pubblico solo i servizi meno remunerativi. Cosa ne pensa ?

R. Credo che il Ministro Rosy Bindi sia preoccupata di ingiustizie che sempre possono verificarsi, tanto nel privato, quanto nel pubblico, ma è per questo che esistono le Autorità Ministeriali e Regionali cui compete di far rispettare la legge. Oggi la legge dello Stato, che la Lombardia ha applicato con determinazione e coraggio, prevede una gara tra strutture  pubbliche e private che, nel medesimo prezzo, eroghino il servizio migliore. Sarebbe antidemocratico privare il cittadino della sua libera scelta. Le ricordo anche che in Lombardia il privato è circa il 15 per cento del totale. Come si può dire che il privato non ha vita facile? Nel resto d'Italia le percentuali sono molto più alte: nel Lazio, il privato è oltre il 50 per cento del totale.

D. In Lombardia per ottenere la convenzione, è sufficiente che un privato crei una struttura. Non trova che servono regole precise per stabilire chi ha i requisiti per fornire servizi sanitari?
R. Non è questa la storia del San Raffaele. Qui, fin dall'inizio, nulla è stato facile; neppure è facile continuare, se non fosse perché amiamo la gente come amiamo Dio. Ci sono standard tecnico - sanitari ben definiti dal Ministero e dalla Regione. Ma la battaglia del San Raffaele è all'interno, per la conquista di una qualità mai sufficiente, così come mai sufficiente è la nostra coerenza al valore uomo.

D. A proposito di programmazione. In altre Regioni, come l'Emilia Romagna, il pubblico "compra" dal privato i servizi che servono per far fronte alle richieste dei malati .E quindi il privato che integra il pubblico. In Lombardia, invece, c'è la concorrenza selvaggia e la programmazione è inesistente. Questa logica non rischia di nuocere anche ai privati che operano con serietà sul fronte della sanità?

R. La programmazione è un punto dolente per tutto il Sistema Sanitario Nazionale, non solo per la Lombardia. Il principio posto in essere dalla Giunta Formigoni è di avviare la competitività fra strutture come strumento per ottenere migliori risultati in termine di gestione e servizi. E' un cammino lungo, lo so, ma il punto è non voler considerare il settore pubblico come intoccabile . Altrimenti non si cambierà mai nulla. Si possono fare poi scelte "miste". Oltre a introdurre la concorrenza fra strutture, si potrebbero chiamare soggetti privati a gestire strutture pubbliche. Lei mi cita la Regione Emilia Romagna. Le voglio dare un piccolo scoop. Proprio la Regione Emilia Romagna ci ha chiesto di gestire un ospedale della rete pubblica. E noi abbiamo accettato. La buona sanità è una sfida che richiede approcci sempre nuovi, fuori da preconcetti ideologici.
D. Spesso negli ospedali pubblici le liste di attesa sono chilometriche. Ma anche al San Raffaele esiste questo problema. Un esempio: per una visita oculistica con la "mutua", ci vogliono dai 6 ai 12 mesi. Pagando, invece, la visita si ottiene nel giro di breve tempo. Come mai ?

R. Il nostro ospedale è diventato negli anni il polo di riferimento nazionale per diverse patologie: L'oculistica è una di queste. Oltre il 25 percento di tutti i nostri pazienti viene da fuori Regione. In gran parte sono casi complicati che altri centri ci inviano. Questo richiede grandi energie e grande impegno. La capacità ricettiva negli spazi convenzionati è quella che è, anche se nel nostro fatturato globale la "solvenza" incide solo per il 13 per cento dei totali. Attenzione, però: a sua volta le liste di attesa possono essere un indicatore di qualità. Perché secondo lei uno, preferisce aspettare settimane, ma venire dall'oculista del San Raffaele ?

D. Negli ultimi tempi il San Raffaele è stato spesso accusato di sfruttare al massimo i ricoveri brevi o i day hospital. Voi parlate di "polemiche strumentali", però anche la magistratura sta indagando. Cosa c'è di vero dietro le polemiche ?.

R. Breve o lungo il ricovero, è una decisione squisitamente medica, improntata alla massima professionalità e serietà. Il San Raffaele ha fatto e sta facendo enormi investimenti di attrezzature, di sale operatorie o di organizzazione gestionale per raggiungere livelli di efficienza che abbrevino la degenza a favore del paziente.

D. Dopo la tragedia del Galeazzi, cosa cambierà per il San Raffaele ? Sono state rafforzate le misure di sicurezza?

R. Da ben prima della tragedia del Galeazzi avevamo impostato un programma di sicurezza e qualità del servizio. Oltre all'applicazione della legge 626 siamo impegnati in un programma di certificazione, secondo le norme ISO 9002. Abbiamo iniziato con i laboratori e le accettazioni; seguiranno poi i reparti. Ma, riflettendo su quella tragedia mi è nata una proposta per la Regione.

D. Quale ?

R. Sa che secondo un'analisi molto seria le spese per mettere a norma gli ospedali lombardi sono fra i 2000 e i 4000 miliardi ?. Una cifra che nessuno ha. Ma l'obbiettivo sicurezza è prioritario.

D. E allora ?

R. Ho fatto una proposta a Formigoni, che lui ha accolto, di costituire cioè un Fondo per la sicurezza chiamando a raccolta tutte le Istituzioni finanziarie lombarde. L'obbiettivo è quello di mettere a disposizione mutui a tassi agevolati per consentire a tutti, ospedali pubblici e privati, di adeguarsi alle norme in breve tempo. Sarebbe un bel modo di rispondere con i fatti a un problema che riguarda la sicurezza.