Don Verzè: "ecco tutta la verità sulla Bindi"

D. Don Verzè si farebbe ricoverare all'Umberto I ?
R. No, no, sono preoccupati anche i medici, figurarsi gli ammalati. Quel che sta succedendo al Policlinico di Roma era prevedibile: come si fa ad andare avanti con duemila e passa degenti ? A meno che non si voglia gestire un ospedale con un lazzaretto. A Roma dovevano prevedere, prevedere e programmare. E invece: guardi come si sono ridotti....

Sorride di commiserazione sui i mali della sanità. Poi un lampo beffardo attraversa i suoi occhi: "vuole che le racconti il mio incontro segreto con la Bindi?".
Don Luigi Maria Verzè non dà all'interlocutore il tempo per rispondere. Ha già cominciato la narrazione: "Telefona qui a Milano, al San Raffaele, e mi convoca per un giorno di settembre dell'anno scorso alle cinque del pomeriggio a Roma. Arrivo , aspetto, aspetto le sei, le sette. Alle nove ecco la Bindi. "Buongiorno sono Rosy Bindi. "Buongiorno sono Don Verzè". "Lei deve andare via da Roma". "Io prendo il tram, ma il San Raffaele, il Mostacciano, resta". "Lei lo deve vendere". "Io ho costruito un tempio della medicina e della sofferenza e un sacerdote non può vendere un tempio. Io e lei non ci vedremo mai più. Arrivederci". E me ne sono andato, mentre lei borbottava qualcosa".
Ridacchia compiaciuto. Poi l'espressione del volto torna computa. Ma oggi non è un giorno di contemplazione. E il prete ha voglia di togliersi qualche altro sassolino dalle scarpe. All'inaugurazione del minimetrò ha sparato a zero su Rosy  "la sovietica statalista che al San Raffaele di Roma ha provocato solo guai infiniti". La misura non è ancora colma. E' seduto sul divano, in un salottino, ma sembra stia sulla sedia della tortura. Probabilmente, anche se lui nega, si sente assediato, accerchiato, chiuso in una tenaglia che di volta in volta viene stretta dai giudici, dalle istituzioni, dalle banche, dal governo, dalla burocrazia. E sbuffa anche se la croce appesa sul risvolto della giacca blu scuro deve avergli insegnato che la perfezione non è di questo mondo. "In Italia manca la libertà e manca la democrazia". Addirittura ? "Si, si, nel mondo anglossassone è un'altra musica. E' dal 1970....Guardi, guardi"  e con le mani indica la strada davanti al San Raffaele intasata dai camion della nettezza urbana che scaricano i rifiuti a due passi dagli ammalati. "Speriamo che sistemino una volta per tutte la viabilità. Albertini si è impegnato...."
D. Si dice che lei tanto tempo fa sia riuscito a deviare gli aerei in partenza da Linate.
R. Certo, Ci mancavano solo quelli. Ma la vita è una lotta. Nel '73, me lo ricordo, ero stufo, stufo. Allora i sindacati erano una marmaglia, non capivano niente. Un giorno dissi al Signore: "Senti, io salgo al settimo piano e butto giù tutti: ammalati e sindacalisti". La risposta fu : "Ogni cosa che farai al più piccolo di loro sarà fatta a me". Quella frase di Gesù stampata qua, nel cuore e si batte la mano sul petto, sfiorando la cravatta che completa quel singolare abbigliamento da prete - manager. "Adesso ho 79 anni, ma quando ero giovane volevo fare il giornalista come lei. Don Calabria, di cui ero segretario, invece mi diceva: "Basta parlare di Vangelo, devi anche metterlo in pratica". Allora ho cominciato e non ho mai più smesso. Quando ho un problema mi rivolgo al Signore e lui me lo risolve. Anche questa mattina mi ha dato l'ispirazione per sbrogliare due questioni una particolarmente grave.
D. Lei guarda in alto ma molti l'accusano di pestare i piedi a chi le sta vicino..
R. Più cerco di rendere le mie preghiere pure, più lui mi costringe a sporcarmi le mani su questa terra.
D. Che cosa è un'ammissione di colpevolezza?
R. Ma no. Si va avanti un passo alla volta. Quando abbiamo cominciato, il livello della sanità a Milano era come quello di oggi a Roma. Ora siamo un modello studiato da molti. Per fare l'oncologico a Torino anche gli Agnelli sono venuti qui ad imparare. E non sono stati gli unici.
D. E invece la Bindi non vuole imparare?
R. Al primo arresto la Bindi ha  immediatamente emesso in TV la sentenza di colpevolezza: "Il San Raffaele degli scandali".
D. Ma perché non vi siete accordati sul San Raffaele di Roma ?
R. La storia è semplice. Nel '94 io e il rettore della Sapienza Tecce ci scambiamo le lettere d'intenti. Tutti mi chiedono di portare il San Raffaele a Roma. Io non vorrei perché ho paura di rimanere vittima di ricatti e veti, ma alla fine cedo. Nel '97 il San Raffaele di Mostacciano è pronto. Il Ministro Berlinguer firma il decreto che istituisce la seconda facoltà universitaria. Berlinguer che è un amico vuole a tutti i costi il San Raffaele di Roma. Mi ha supplicato e me l'ha imposto: "Lei deve venire a Roma" ed è arrivato a battere i pugni sul tavolo come fanno quelli che vorrebbero volere una cosa.
D. E la Bindi ?
R. Un giorno sono in Parlamento. Passa lei.
D. Lei chi ? La Ministra ?
R. La Bindi. Berlinguer la chiama: "Vieni c'è don Verzè". Lei non si ferma e gli dice: "Non sono affari miei". Nemmeno un saluto. Capito ?
D. Capito cosa ?
R. L'ospedale è pronto, Berlinguer ha firmato e non succede un bel niente. Allora vado da Berlinguer e gli dico: " Mi spiega ? Io ho speso quattrocento miliardi. E spendo ogni giorno milioni per i macchinari e per il personale". Lui allarga le braccia: "Ho fatto il decreto, che altro dovrei fare ?"
D. Lei allora si arrende ?
R. Macché. Anch'io, quando serve, batto i pugni sul tavolo e vado fino in fondo. Tratto con il nuove rettore D'Ascenzo. Niente. Propongo la convenzione: no. Il successore di Berlinguer, rinnova la proposta. Mettono nel sacco anche lui. Alla fine l'unica offerta che mi arriva è un ricatto: "Ce lo vendi a 203 miliardi e sparisci da Roma" Io avrei regalare un ospedale che mi è costato 400 miliardi. Che mi è stato chiesto dalle massime autorità e che sulla carta è già il secondo policlinico di Roma. Non c'è libertà.
D. Andiamo avanti.
R. Mi convoca la Bindi: "Lei se ne deve andare da Roma". Cinque minuti in tutto. Non ci vogliono a Roma. Perché sono statalisti o forse perché temono che io esporti anche Berlusconi e Formigoni.  - Sorrisetto beffardo- .  "Intanto l'Umberto I va a rotoli, i malati rischiano la vita. E l'alternativa proposta, il Sant'Andrea, è in alto mare: è senza fogne e collegamenti e poi per finirlo ci vogliono altri150 miliardi"..
D. Lei però il tempio della sanità alla fine l'ha venduto: gruppo Tosinvest, 280 miliardi.
R. Calma: l'ho conferito a una società cui anche noi partecipiamo. E poi io rimango con i miei uomini.
D. Insomma lei resta a disposizione della Bindi ?
R. Se, se vorrà curarsi da noi, troverà ottime strutture.
D. Scusi, non è che lei se la sogna anche di notte ?
R. No, io ho un solo nemico: me stesso. Conosco i miei limiti di uomo. Ma so che nel limite Dio si manifesta. Me l'ha fatto capire don Calabria. Un giorno don Calabria sognò don Bosco. Don Bosco lo guardava, lui si faceva sempre più piccolo, piccolo. "Don Bosco, io sono zero miseria". Don Bosco lo fissò: "Zero miseria ? Buone condizioni". Chiaro ?
D. No.
R. Ma si. Dove l'uomo non può o non è capace, può Dio. E adesso almeno lei mi lasci in pace.

"TIME"  HA PREMIATO I SUOI RICERCATORI

Dal 1969, quando venne posta la prima pietra, il San Raffaele ha conquistato altri importanti traguardi, come la nascita del Parco Scientifico Biomedico, realizzato in collaborazione con le maggiori istituzioni scientifico - didattiche del Paese

Il riconoscimento internazionale del San Raffaele nel campo della ricerca scientifica è testimoniato dalle numerose pubblicazioni delle scoperte che i circa 300 ricercatori del Dibit il dipartimento biotecnologico del nosocomio milanese, realizzano in collaborazione con altri ricercatori di aziende farmaceutiche. L'anno scorso, la rivista "Time" ha individuato nella figura del Prof. Claudio Bordignon, direttore dell'Istituto di clinica medica al San Raffaele, il principale riferimento nel campo della ricerca scientifica. "Nature"ha invece dedicato la copertina del numero di maggio alla proteina inibitrice del cancro, scoperta dal Dott. Piercarlo Marchisio.

Il PRETE - MANAGER

Luigi Maria Verzè nasce a Illasi (VR) il 14 marzo 1920
Dopo l'ordinamento sacerdotale, si trasferisce a Milano, dove fonda un Centro di addestramento professionale
Nel 1960 fonda l'associazione Centro assistenza ospedaliera San Romanello (ora ribattezzata Monte Tabor)
Nel 1971 realizza e inaugura, a Milano, l'ospedale San Raffaele
Nel 1974 fonda il Monte Tabor - Centro Italo - brasileiro de promoçao sanitaria e costruisce a Salvador - Bahia l'ospedale Sao Rafael inaugurato nel 1990
Negli anni che vanno dall'80 al 91 amplia la struttura milanese con il dipartimento per la Medicina Riabilitativa quello di Scienze Neuropsichiche e il Centro San Luigi Gonzaga per l'assistenza ai malati di Aids
Realizza il San Raffaele a Roma, a Olbia, a Malta in Algeria, a Zamosc in Polonia, a New Delhi in India, a Gerusalemme e in altri paesi in via di sviluppo
Il 29 marzo del 1996 nasce il Libero Ateneo Vita - Salute San Raffaele, dove sono stati avviati il corso di laurea in Psicologia e in Medicina e Chirurgia