Comunicato stampa
PUBBLICATI I RISULTATI CHE DIMOSTRANO L'EFFICACIA DEL FARMACO SUL NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE. IL SAN RAFFAELE DI MILANO TRA I CENTRI PRINCIPALI CHE HANNO PARTECIPATO ALLO STUDIO.
Milano, 1 aprile 2010 - Pubblicati oggi sul New England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista medica internazionale, i risultati dello studio REDUCE (Reduction by Dutasteride of Prostate Cancer Events) che hanno dimostrato come l’utilizzo del farmaco Dutasteride in pazienti a rischio per tumore della prostata abbia comportato una significativa riduzione di sviluppare la malattia. Il San Raffaele di Milano è tra i centri principali che hanno partecipato allo studio e il Prof. Francesco Montorsi, Ordinario di Urologia al San Raffaele, è uno dei coordinatori internazionali.
Il tumore della prostata è il più frequente tumore e la seconda causa di morte per tumore nell’uomo. L’avvento nella pratica clinica del dosaggio nel sangue dell’Antigene Prostatico Specifico (PSA) permette oggi di ottenere una diagnosi precoce della malattia e quindi di poterla curare con efficacia. E’ comunque chiaro che, vista la diffusione del problema, la prevenzione giocherebbe un ruolo di grande importanza.
La dutasteride è un farmaco utilizzato già da alcuni anni per il trattamento dei disturbi urinari legati all’ingrossamento benigno della prostata. Agisce bloccando la trasformazione all’interno delle cellule prostatiche del testosterone in di-idro-testosterone, la forma biologicamente attiva dell’ormone che influenza l’attività del DNA cellulare. I sintomi dei pazienti migliorano in quanto la dutasteride riduce le dimensioni della ghiandola prostatica. L’ipotesi investigata dallo studio REDUCE è che la dutasteride possa anche prevenire il tumore della prostata se utilizzata in soggetti a rischio.
Sono stati inseriti nello studio circa 6300 uomini con età variabile da 50 a 75 anni, sottoposti per sospetto tumore della prostata a biopsia prostatica risultata però negativa per malattia. I pazienti dovevano avere un PSA di partenza variabile da 2.5 a 10 ng/ml. I pazienti sono stati randomizzati a trattamento per 4 anni con dutasteride (1 compressa da 0.5 mg al giorno) oppure con placebo. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a biopsia prostatica dopo 2 anni di trattamento ed al termine dello studio. Inoltre è stata eseguita una biopsia prostatica ogni volta che si è sospettata la presenza di un tumore prostatico.
Nei pazienti trattati con dutasteride si è osservata la riduzione del rischio di ammalare di tumore prostatico del 22.8 percento rispetto ai pazienti trattati con placebo. L’effetto del farmaco si è osservato particolarmente per i tumori meno aggressivi. Nei pazienti che hanno sviluppato un tumore della prostata, non si è infatti osservata alcuna differenza tra dutasteride e placebo nel numero di tumori prostatici più aggressivi.
E’ plausibile pensare che il farmaco dutasteride abbia avuto la capacità di bloccare lo sviluppo di piccoli tumori prostatici già presenti nei pazienti all’inizio dello studio ma non identificati dalla prima biopsia.
Afferma il Prof. Francesco Montorsi: “Questo studio offre una nuova possibilità a pazienti che hanno eseguito una o più biopsie prostatiche risultate però negative per tumore. Questi pazienti hanno tipicamente valori di PSA elevati oppure una visita prostatica sospetta. In questi casi il trattamento con dutasteride rappresenta una opzione terapeutica che deve essere discussa con il paziente.”
Lo studio è stato interamente finanziato da GraxoSmithKline, l’azienda farmaceutica che produce il farmaco dutasteride.
Paolo Klun
Direttore Comunicazione
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Studio pubblicato su The New England Journal of Medicine 1 aprile 2010
Effect of Dutasteride on the Risk of Prostate Cancer.
Gerald L. Andriole, M.D., David G. Bostwick, M.D., Otis W. Brawley, M.D.,Leonard G. Gomella, M.D., Michael Marberger, M.D., Francesco Montorsi, M.D.,Curtis A. Pettaway, M.D., Teuvo L. Tammela, M.D., Claudio Teloken, M.D., Ph.D., Donald J. Tindall, Ph.D., Matthew C. Somerville, M.S., Timothy H. Wilson, M.S., Ivy L. Fowler, B.S.N., and Roger S. Rittmaster, M.D.
1. Division of Urology, Washington University School of Medicine in St. Louis, St. Louis (G.L.A.);
2. Bostwick Laboratories, Glen Allen, VA (D.G.B.);
3. The American Cancer Society and Emory UniversitySchool of Medicine, Atlanta (O.W.B.);
4. The Department of Urology, Kimmel Cancer Center, Thomas Jefferson University, Philadelphia (L.G.G.);
5. The Medical University of Vienna, Vienna (M.M.);
6. Università Vita-Salute San Raffaele, Milan (F.M.);
7. The University of Texas, M.D. Anderson Cancer Center, Houston (C.A.P.);
8. The Department of Urology, Tampere University Hospital, Tampere, Finland (T.L.T.);
9. Universidade Federal Ciências Saúde de Porto Alegre, Porto Alegre, Brazil (C.T.);
10. The Mayo Clinic, Rochester, MN (D.J.T.);
11. Glaxo-SmithKline, Research Triangle Park, NC (M.C.S., T.H.W., I.L.F., R.S.R.).